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Narni-Amelia, c’era una volta l’ospedale unico: una favola lunga oltre mezzo secolo

Della struttura comprensoriale si cominciò a parlare nel 1967: avrebbe dovuto avere 320 posti letto. E dopo cinquant’anni il progetto ancora zoppica

Il progetto dell'ospedale unico

C’era una volta l’ospedale unico comprensoriale di Narni e Amelia. È il 1967 quando si comincia a parlare della struttura sanitaria che avrebbe dovuto prendere il posto dei due ospedali esistenti. Cinquanta anni dopo – anzi, 53 ad essere precisi – i due vecchi plessi sono ancora lì. E il nuovo ospedale balbetta nelle dichiarazioni della politica che zoppica nonostante, almeno sulla carta, i soldi ci sarebbero e la volontà di procedere a questa rivoluzione pure. Ma dalle parole ai fatti, spesso, c’è di mezzo un oceano.

Dicevamo: è il 1967. Anna Cavallini, della direzione nazionale del Partito socialista unificato viene eletta sindaco della città dalle mura poligonali dopo la ventennale guida di Cafiero Liberati. Il Pastificio Federici ancora è un motore dell’economi del territorio tanto che con un investimento di 18 milioni di lire moltiplica il suo impianto produttivo consentendo agli 80 dipendenti di lavorare 750 quintali di pasta al giorno per un totale di 750mila confezioni. Da poco più di un anno la Diocesi ha perduto il pastore, monsignor Vincenzo Lojali, di cui oggi è in corso il processo di beatificazione.

Insomma, altri tempi. Ma la politica comincia a rendersi conto di qualcosa che, ancora oggi, non ha trovato concretezza. Il piano sanitario regionale porta a circa 5.000 i posti letto “per le esigenze ospedaliere umbre” mentre “per Narni e Amelia – così come riporta l’interessante lavoro di Umberto Cerasi, ‘Mezzo secolo di vita, cronaca, cronistoria, arte e ricordi dal 1946 al 2000’, imbastito raccogliendo i vari articoli di giornale scritti in quegli anni dall’autore - si prevede un ospedale di zona con 320 posti letto, nel frattempo rimarranno operativi come ospedali di base gli attuali presidi”.

L’ospedale unico, dunque, non è invenzione dei giorni nostri, anzi. Nel tempo, i piani sanitari che si sono susseguiti, hanno sempre riproposto l’idea, spingendosi se possibile anche oltre. Immaginando ad esempio una rete di punto di primo soccorso a servizio dei territori più isolati della regione e ribadendo che il polo sanitario comprensoriale di Narni-Amelia era uno dei punti cardinali della sanità umbra.

Dei giorni nostri è l’avere cercato di mettere su carta l’idea. Superate le barricate campanilistiche che nel tempo hanno contrapposto Amelia e Narni, è stata individuata l’area su cui l’ospedale dovrebbe nascere: Cammartana, nel territorio narnese, ma comunque a metà strada.

E dei giorni nostri sono i contenuti della struttura: ospiterà complessivamente 140 posti letto, di cui 60 riservati alla medio-bassa specialità di medicina con ricovero ordinario e day hospital terapeutico medico e oncologico, nonché chirurgia generale, chirurgia ginecologica e ortopedia con trattamenti ordinari. Inoltre saranno realizzati 60 posti letto destinati al polo di riabilitazione intensiva con annesso servizio territoriale e quattro di Osservazione breve intensiva pronto soccorso.

Di fatto, la struttura è stata messa a dieta rispetto ai “sogni” del lontano 1967. Ma i tempi sono cambiati.    

E dei giorni nostri è l’intervento del neoassessore regionale alla sanità, Luca Coletto: “Certo che occorrerà fare una attenta valutazione del progetto di realizzazione del nuovo ospedale Narni-Amelia. E questa dovrà avvenire all'interno di una generale analisi di tutto il sistema ospedaliero regionale”.

Una traduzione immediata, univoca e definitiva non è possibile. Ma la frase suona ambigua, soprattutto a fronte della storia tribolata di un progetto di unificazione che rimbalza di legislatura in legislatura al contrario di quanto accaduto in altre realtà, dove le fusioni sono state molto più veloci.

Un progetto che dunque, ad oggi, sembra avere i contorni di una favola. E  le favole, purtroppo, non sempre hanno il lieto fine.  

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